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Beni di potentati

Le “PEP” sono persone politicamente esposte, ovvero ad es. i capi di stato e le loro famiglie, i parlamentari o i funzionari di rango elevato. Poiché in virtù della loro funzione sussiste per le PEP in teoria un elevato rischio di corruzione e di riciclaggio di denaro, le banche devono prestare una particolare cautela nella gestione dei rapporti con questi soggetti.

Le PEP possono essere clienti di una banca...

Le PEP possono essere clienti bancari. L’ORD-FINMA consente l’instaurazione di relazioni d’affari con le PEP, subordinando tuttavia tali rapporti a particolari obblighi di accertamento. Lo stesso vale per le 40 raccomandazioni del GAFI, secondo le quali in presenza di una relazione d’affari con una PEP trovano applicazione obblighi di diligenza particolari. I problemi sorgono soltanto quando, a seguito di eventi politici, queste PEP divengono personae non gratae (persone non grate) agli occhi del governo svizzero e contestualmente anche degli organi e delle organizzazioni internazionali.

... ma i potentati invece no

A seguito del cambio di potere conseguente alla Primavera araba nel 2011, lo status di molte persone esposte politicamente di Costa d’Avorio, Egitto, Tunisia, Libia e Siria è improvvisamente cambiato da PEP a personae non gratae (c.d. potentati). Il Consiglio federale ha reagito tempestivamente a tali sviluppi con il blocco dei loro valori patrimoniali depositati in Svizzera. Ulteriori Paesi, in particolare gli Stati membri dell’UE, hanno annunciato misure di blocco analoghe. In mancanza di una base legislativa formale, il Consiglio federale ha dovuto invocare i propri poteri sanciti nella Costituzione federale all’art. 184 cpv. 3 per tutelare gli interessi del Paese. Alcuni anni dopo, nel contesto della crisi in Ucraina, a febbraio 2014 il Consiglio federale si è nuovamente avvalso del diritto di necessità per ulteriori blocchi di beni.

Simili interventi di blocco di valori patrimoniali possono essere attuati in situazioni particolari, ad esempio in presenza di un sovvertimento politico, e sono finalizzati a evitare che i beni in questione vengano fatti defluire dalla Svizzera. L’obiettivo ultimo è quello di restituire tali averi ai legittimi proprietari e di ricondurre ai relativi Paesi eventuali capitali statali oggetto di malversazione. Al fine di attestare la provenienza illecita dei valori patrimoniali, lo Stato in questione deve trasmettere alla Svizzera un’apposita richiesta di assistenza giudiziaria internazionale. Secondo criteri di stato di diritto, la procedura attuata con il diritto di necessità risulta tuttavia insoddisfacente, in quanto non garantisce in misura sufficiente la legittimazione democratica di questi provvedimenti.

Il tempestivo intervento della Svizzera ha destato una notevole attenzione a livello globale: da un lato è stato infatti riconosciuto il funzionamento ottimale del dispositivo PEP e quindi della legislazione elvetica; dall’altro lato si è tuttavia diffusa la percezione che la Svizzera sarebbe un rifugio di capitali dei potentati – cosa che invece non corrisponde ovviamente al vero.

La legge sui potentati crea una base di sicurezza giuridica

Al fine di instaurare un clima di sicurezza giuridica e invalidare il disegno di legge presentato a riguardo, il Consiglio federale (tra l’altro anche dietro sollecitazione dell’Associazione svizzera dei banchieri) ha varato una base giuridica formale sulla base della quale bloccare poi a titolo prudenziale gli averi patrimoniali delle PEP. La Legge federale concernente il blocco e la restituzione dei valori patrimoniali di provenienza illecita di persone politicamente esposte all’estero (c.d. “Legge sui potentati” disciplina da un lato i provvedimenti da adottare nella gestione dei patrimoni dei potentati, dall’altro crea una base di certezza giuridica in relazione alle “persone politicamente esposte” (PEP), ovvero possibili potentati “futuri”.

Con questa nuova legge, entrata in vigore il 1° luglio 2016, risultano ora coperti tutti gli aspetti principali, tra cui si annoverano nella fattispecie:

  • la rinuncia a una prescrizione, affinché i procedimenti non vengano tatticamente procrastinati dagli avvocati al fine di conseguire tale obiettivo;
  • l’inversione dell’onere della prova (spetta cioè al soggetto interessato dal blocco dimostrare che il suo patrimonio non è di provenienza illecita)
  • nonché una collaborazione più stretta tra la Svizzera e i Paesi in questione (la Svizzera può ora inoltrare i dati bancari dei clienti classificati come potentati già prima del pervenimento di una richiesta di assistenza giudiziaria).

Inoltre, con questa legge viene instaurato anche un quadro di stato di diritto all’interno del quale le persone interessate dal blocco dei beni possono comunque vedere tutelati i propri diritti. L’elemento di maggiore rilievo è tuttavia l’effetto deterrente che la nuova legge si prefigge di conseguire: i potentati devono sapere che i beni patrimoniali sottratti in modo illecito al proprio popolo non sono al sicuro in Svizzera.