Navigation

Message
Protezione della sfera privata

Protezione della sfera privata

La Svizzera dispone di un rigoroso quadro normativo teso a prevenire e contrastare le attività di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo. Essa recepisce e attua con coerenza gli standard del Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI).

In che modo lo scambio di informazioni a livello transfrontaliero tra autorità fiscali, di cui tutti oggi parlano (spesso nella sua forma «automatica», cfr. il tema AIA), è conciliabile con il segreto bancario svizzero?

La protezione della sfera privata costituisce un’esigenza di base del genere umano. Anche i clienti bancari hanno bisogno di margini di libertà per il proprio sviluppo personale, senza ingerenze di altri e senza visibilità nei confronti del pubblico. Nessuno auspica infatti per se stesso una situazione analoga a quella descritta da George Orwell nel suo romanzo «1984», pubblicato nel 1949. La sfera privata gode quindi di un’adeguata tutela nella Costituzione, ad esempio per quanto concerne la libertà personale e la libertà di culto religioso, di pensiero o di opinione.

Una simile protezione non è tuttavia illimitata, bensì incontra i propri confini ogniqualvolta la legge vi pone precise limitazioni. Questi aspetti trovano espressione laddove la sfera privata viene regolamentata con una maggiore granularità di dettaglio, come ad esempio nel caso della protezione dei dati o del segreto bancario. Nel 1934 il legislatore ha introdotto il segreto bancario non certo per agevolare l’evasione fiscale, la quale da allora costituisce peraltro un reato anche in Svizzera. Le limitazioni poste al segreto bancario durante gli scorsi anni – ad esempio per quanto riguarda lo scambio di informazioni a livello transfrontaliero fra autorità fiscali – non hanno mai avuto l’obiettivo di «abolire» la sfera privata, bensì di arginare con decisione gli impieghi illeciti della stessa.

Dal segreto bancario …

Il segreto bancario (art. 47 della Legge sulle banche, art. 43 della Legge sulle borse) costituisce a tutti gli effetti un segreto professionale, equiparabile a quello di medici, avvocati o sacerdoti. L’accento è sempre posto sulla tutela della sfera privata e non certo sulla protezione di «denaro sporco» dagli occhi del fisco. Anche le banche svizzere devono il proprio successo in primis non tanto al segreto bancario, quanto al loro know-how nella gestione patrimoniale, alla stabilità del sistema giuridico elvetico, a un’eccellente infrastruttura e a un quadro normativo finora favorevole allo sviluppo economico.

… allo scambio di informazioni …

Il segreto bancario non costituisce in sé una forma di protezione, e certamente non per i criminali. Le banche sono infatti tenute da sempre alla divulgazione di informazioni sui propri clienti (non solo in presenza di comportamenti illeciti), come ad esempio:

  • nei processi civili (ad es. nelle vertenze ereditarie o nelle cause di divorzio),
  • nei procedimenti di esecuzione e di realizzazione forzata,
  • nei processi penali (proprio in caso di frode fiscale),
  • nei procedimenti della vigilanza sui mercati finanziari,
  • nei procedimenti relativi allo scambio transfrontaliero di informazioni.

... soprattutto nel diritto fiscale

Per quanto riguarda le modalità con cui una banca svizzera deve rendere accessibili le informazioni dei propri clienti alle autorità fiscali, l’accento è oggi posto in misura sempre maggiore sugli standard internazionali elaborati da organizzazioni quali l’OCSE, di cui la Svizzera è membro attivo. Del resto, la Svizzera partecipa a questi lavori proprio perché l’evasione fiscale non è mai stata una prassi legittima anche nel nostro Paese. Dal 2009 l’assistenza amministrativa in caso di evasione fiscale è oggetto delle convenzioni sulla doppia imposizione siglate dalla Svizzera in conformità con gli standard OCSE. Il 9 ottobre 2013 il governo elvetico ha inoltre deciso di sottoscrivere la Convenzione del Consiglio europeo e dell’OCSE sull’assistenza amministrativa in materia fiscale. Oltre allo scambio di informazioni – che in futuro potrà essere anche «automatico» secondo gli standard internazionali – sono previsti ulteriori mezzi contro l’evasione fiscale, tra i quali:

  • l’imposta preventiva svizzera sui proventi da capitale da fonti estere (interessi e dividendi),
  • la tassazione dei redditi da risparmio concordata con l’UE,
  • l’imposta liberatoria concordata con Gran Bretagna e Austria,
  • l’accordo FATCA  con gli USA.

Uno sguardo al futuro

Il segreto bancario non scompare, ma è soggetto a un profondo cambiamento, soprattutto per quanto riguarda le questioni fiscali. La partecipazione attiva alla definizione di questo cambiamento è parte integrante della strategia per la piazza finanziaria sia per quanto riguarda la nostra Associazione, sia per il governo svizzero, e ciò continuerà a richiedere tutto il nostro impegno anche nel futuro prossimo. Nel solco di tali attività si iscrive anche l’ulteriore attuazione della strategia di conformità fiscale (strategia della piazza finanziaria) da parte delle banche svizzere.

Dall’altro lato, il legislatore ha recentemente esteso la pena in caso di violazione del segreto bancario alle fattispecie in cui qualcuno cede o vende a terzi dei dati bancari «rubati». Tale emendamento è entrato  in vigore il 1° luglio 2015. Inoltre, un’iniziativa popolare denominata «Sì alla protezione della sfera privata» intende ancorare il segreto bancario nella Costituzione. Non appoggiamo questa iniziativa, in quanto la tutela della sfera privata è già oggi sufficientemente regolamentata e il testo costituzionale proposto renderebbe particolarmente difficili le modifiche alle leggi in materia fiscale necessarie in futuro (statement).

 

Protezione della sfera privata